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16 novembre

Povero Rino Gaetano

Non avevo mai visto una fiction in TV, per pregiudizi che ora scopro essere sani e fondati. Domenica ho visto la prima parte di quella su Rino Gaetano. Non ho ancora appurato se era vero che veniva chiamato in alternativa LINO, NINO e GINO (non ho avuto il coraggio di rivederla) o se eravamo io Donato che ci influenzavamo a vicenda.
Non sono un'eperta della biografia di Gaetano ma sapevo che era di origini calabresi, e qui scatta la prima domanda: perchè il padre parlava in napoletano e la madre in catanese?
Il regista sconosceva il prezioso valore che il simbolo può avere in ambito cinematografico, tanto che le sue sembravano più le riprese di una padre alla recita dei figli, una recita che seppur dell'asilo e, quindi, con scarse pretese, era comunque venuta male. Di quelle recite dove  i nonni non piangono commossi e non si alzano per urlare "QUELLO E' MIO NIPOTE!", ma si nascondono con sciarpe e cappotti, affondati nella poltrona e alla fine scappano via per non trovarsi nell'imbarazzo di accarezzare il piccolo e dirgli  che è stato bravo.
PER IL REGISTA
Se non hai una videocamera per fare riprese subacque o comunque non te la senti di utilizzarla in mare aperto, pensi sia necessaria la scena in cui Rino si getta in mare? No, perchè , vabbè, il pubblico italiano sarà pure abituato ad Elisa di Rivombrosa, ma che quella è una piscina e che tu stai riprendendo con la handycam ricevuta a natale, è piuttosto evidente.
Rino Gaetano traeva ispirazione per le sue liriche dalla gente comune, è vero, è giusto che tu lo faccia dire a  LUI, buono se lo dice pure l'amico, perfetto se ce lo ricorda anche il manager, ma perchè anche il barista, la prostituta, la fidanzata, l'amante, la madre, un passante, TUTTI a scadenze di dieci minuti?
Ha solo un pregio: mi ha fatto morire dalle risate, sapete quelle risate stupide e un po' isteriche che venivano in chiesa quando si era piccoli, mi ricordo che ridevo per niente proprio, probabilmente era il mio cervello che innescava delle reazioni chimiche per autoconservarsi, per salvarsi insomma.
Mi correggo, due pregi: il secondo è la musica.Senza nome
08 novembre

EPILOGO

Sono tornata. Chissà perchè quando torno da Roma sono sempre un po' triste. Comunque, passiamo al resoconto : Prokovief è stato accidentalmente dimenticato a casa, e il fatto di stare seduta affianco al pilota mi ha reso la signora e padrona del vano porta cd, onde per cui ho imposto la mia dittatura decidendo di non far ascoltare nulla Ruggito del coniglio a parte. Donato si è dimostrato clemente permettendoci di fumare, non in macchina ovviamente, ma, ogni qualvolta ne facevamo richiesta, accostava. Io mi sono scoperta un'appassionata di botanica e ornitologia, ho tediato tutti con domande: "Quello che albero è?"- "..."- "AUUUUUUUUUUUUUUUU, che albero è?"- "Roberta, chennesò!"; "E quello che uccello è?"- "Un falco"- "E' bellissimo, guarda come vola! Quello è un falco?"- "No, quello è un corvo" . Non sempre ho ricevuto risposte esaustive sugli alberi a dire il vero.
Ora è inutile che io vi racconti nel dettaglio i sei giorni trascorsi a Roma, vi dico solo che :
-Ho visto la mostra su Kubrick
-Sono stata a Portaportese e ho fatto un affarone
- Al ritorno eravamo in quattro : io, Donato, Saro e Gustavo il mio brufolo.
Gustavo è nato la mattina prima della partenza, già quando era solo un brufoletto sottocutaneo prometteva bene, infatti il mattino dopo era forte e vigoroso. Man mano che si sommavano le ore di viaggio cresceva sempre più, così arrivata a casa era già nel pieno della sua maturità, decisi, allora, di regalargli una compagna : Cassandra. Sono bastate delle patate fitte e un wustel ripieno. Ma Gustavo non era il solo nuovo compagno di viaggio:
PRIMA DELLA PARTENZA
(tra me e me)
"Me lo faccio lo shampoo? NOOOOOOOOOOOO, ma che mi faccio shampoo, quando arrivo a casa toilettatura completa!"
Alle sei del mattino erano là che si guardavano attorno con un osso in mano, alle sette avevano  cominciato a costruire capanne, nel pomeriggio erano già arrivati al rinascimento. Purtoppo quando erano arrivati al count down del loro primo missile avevo già distrutto tutto con una pioggia di Sunsilk. Mi mancheranno, soprattutto le loro preghiere di non grattarmi.
Ora vado .IMG_4718